Diario del Ten Mauro Pietro

I materiali delle Divisione, giunti dall’Italia con 300 autocarri, vengono sistemati, provenienti da Celia donde sono inoltrati in linea dal Ten. Vinello e dai Sottotenenti D’Andrea e Verde con un autocolonna comandata dal Cap. Beltrani, la cui figura è divenuta popolare tra noi. Il Cap. Beltrame visita, insieme al Magg. Sivo in tale periodo tutti i battaglioni al fronte per rendersi conto delle esigenze dei reparti. Beltrame viene al II btg. … e … si avvicina fin sotto la mia buca, a qualche centinaio di metri dagli inglesi continuamente bersagliata da colpi da 88 e da proiettili di mortai. Mi chiama fra il fragore degli scoppi e mi chiede se ho pronto il materiale fotografico da far sviluppare. Gli affido 3 pellicole che sono state girate dietro le linee nemiche in varie sortite con la mia pattuglia. Beltrame, mentre io ed il Ten. Battaglia ci lagniamo per l’acqua salmastra (1 litro al giorno) che ci viene inviata, ci da la bella notizia che ha riattivato il pozzo della base e che fra giorni incominceremo ad avere sulla linea l’acqua buona.
Tutto il mese di settembre passa così senza che il nemico si decida ad attaccare e senza combattimenti decisivi: tuttavia l’azione di bombardamento e di mitragliamento delle linee da parte del nemico è costante.
Siamo costretti ad uscire dalle buche soltanto la notte quando le artiglierie nemiche hanno pause di silenzio. Nella terra di nessuno però le nostre pattuglie febbrilmente lavorano e spadroneggiano come non mai, portando sempre con se prigionieri e mezzi meccanizzati.
Durante tale periodo fino al 30 settembre la battaglia difensiva fu caratterizzata dal movimento delle nostre pattuglie che penetravano, alle prime ombre della sera, nella terra di nessuno e spesso si scontravano con le pattuglie nemiche e da puntate scambievoli sui fronti delle parti avverse.
La mobilità che si poteva permettere il nemico costituiva per noi una forma esasperante di vigilanza. Il terreno che si presentava dinanzi alle nostre linee era allo scoperto pur se allacciato da avvallamenti che davano la possibilità al nemico di precostituirsi nella notte piccole masse di manovra che agivano, a ridosso di una collina, fino alle prime luci dell’alba.
Il nemico usando la dovizia e la mobilità dei suoi mezzi esasperava la capacità di resistenza di nostri reparti, che inchiodati nel terreno, dovevano sopportare rapidi e massicci cannoneggiamenti, senza poter reagire né individuare il bersaglio.
I giorni seguenti sono caratterizzati da una febbrile attività delle due parti avverse per saggiare le forze e più recentemente la loro dislocazione e la loro consistenza. La nostra azione si rivolgeva quasi unicamente attraverso le puntate e l’osservazione delle nostre pattuglie, mentre l’osservazione nemica trovava un poderoso ausilio nella notturna vigilanza della loro aviazione sulle nostre linee, mai controbattuta, almeno sul nostro fronte dalla nostra aviazione e rapide puntate di veloci automezzi in prossimità delle nostre linee, quasi sempre realizzate con il favore della notte e senza possibilità alcuna da parte nostra di inseguimento.