Diario del Ten Mauro Pietro


La marcia dei 15 km. Ebbe i suoi caduti ed i suoi feriti ad opera dell’incessante bombardamento aereo, compiuto da almeno 5000 apparecchi, dalle mine e dalle ultime resistenze del nemico che era riuscito a fare una breccia, subito colmata, nel settore della Div. Trento a q. 25 di El el Eisa.
La resistenza del nemico fu però episodica ed impegnò soltanto alcuni nostri reparti, come l’intento di rallentare la nostra pressione.
Si ebbero particolari azioni di nostri pattugliatori, che sopravanzavano la colonna marciante, come quella della squadra di nostri mortai, al comando del Serg. Magg. Chiarelli Guerrino, che si inoltrò nelle linee nemiche riuscendo a colpire numerosi mezzi meccanizzati ed a ripiegare malgrado le ferite, con tutti i suoi uomini.
Il 187° Rgt. da solo ebbe 11 morti e 6 feriti. Numerose furono le croci consegnate sul campo dal Gen. Rank, specialmente per la conquista di posizioni più agevoli compiuta il 3 settembre dal 187° Rgt, che si distese nel settore più avanzato di Deir El Munassib, lungo sei km. Avendo alla destra il gruppo Hubner ed alla sinistra la Div. Brescia.
I giorni seguenti furono relativamente tranquilli: il nemico in fuga cercava di riorganizzarsi nelle nuove posizioni, mentre le forze del medio oriente affluivano con un ritmo sempre più accelerato.
L’offensiva italo-tedesca lanciata da Rimmel il 29-30 agosto 1942 era pressoché fallita, malgrado che, per assicurarne la sorpresa non fosse stata preannunciata da alcun preparazione di artiglieria. Il nemico aveva ripiegato in ordine sulle posizioni arretrate, curando di lasciare sul terreno un sistema organico di mine, che rendeva difficile, ed in alcuni punti impossibile la nostra avanzata.
Le posizioni di partenza per l’attacco fronte Nord dovevano essere raggiunte nel mattino del 31 agosto, ma il movimento delle nostre truppe ebbe un rallentamento inaspettato e dovuto, non già alla debole reazione inglese quanto ad una quasi assoluta, mancanza, da parte nostra, di valutazione dei campi minati disseminati dal nemico nel ritirarsi.
Questo rallentamento nell’avanzata giocò sulla sorpresa e dette la possibilità al nemico di individuare le direttrici di attacco e di intervenire sul campo di battaglia contro le colonne attaccanti ed in movimento con una grossa massa di forze aeree.
Ma il fallimento dell’azione e l’improvviso ordine di arresto sulle posizioni raggiunte non fu dovuto unicamente a tali ragioni ma anche al fatto determinante del mancato arrivo dei rifornimenti di carburanti, la cui presenza avrebbe potuto rendere attuabile la continuazione dell’azione intrapresa.
Le navi cisterna Fassio (affondata il 2 sett.) ed Abruzzi (gravemente danneggiata) furono i fattori che consigliarono il comando Supremo di sospendere l’attacco contro El Alamein.