Roberto
Figli di nessuno
Figli di nessuno
tra le rocce noi marciam
ci disprezza ognuno
perché laceri noi siam
ma se ce n’è uno
che ci sappia comandar e dominar
figli di nessuno
anche a digiuno
saprem marciar.
Siamo nati chissà dove chissà quando
allevati nella pura carità
senza padre, senza madre, senza inganno
noi viviamo come uccelli in libertà.
Figli di nessuno,
tra le rocce noi viviam
ci disprezza ognuno,
perché laceri noi siam
ma se ce n’è uno
che ci sappia comandar e dominar
figli di nessuno
anche a digiuno
saprem marciar .
Figli di nessuno
anche a digiuno
saprem marciar .
Enrico Celentano
Generale di Divisione Enrico Celentano
Figlio di paracadutista di leva della Divisione Paracadutisti “NEMBO”del secondo conflitto mondiale, nato nel Rione V “Ponte” a Roma, il 18 settembre 1943, consegue l’Abilitazione al lancio con paracadute il 9 novembre 1958 presso l’aeroporto di Guidonia nei pressi della Capitale.
Nel 1964 inizia la frequenza del biennio (21° Corso) dell’Accademia Militare di Modena e prosegue con i successivi due anni di Scuola di Applicazione d’Arma a Torino.
Assegnato, a domanda poiché allora non era possibile accedere direttamente nei ranghi della “Folgore” e previa selezione fisica, alla specialità Bersaglieri , frequenta il Corso Tecnico Applicativo presso la Scuola Truppe Corazzate a Caserta e successivamente il 17° Corso di Ardimento presso la Scuola di Fanteria a Cesano di Roma da dove, classificatosi primo, transita nel vivo dell’Area Operativa della Forza Armata ove ha comandato Reparti Operativi e Addestrativi, frequentato ulteriori Corsi e prestato Servizio presso Comandi e Stati Maggiori.
In particolare:
- 1969 – 1970 Comandante di Plotone e Vice Comandante della 1^ Compagnia del I Battaglione, del 1° Reggimento Bersaglieri ad Aurelia a Nord di Civitavecchia (Roma);
- 1970 – 1973 Comandante della 1^ Compagnia del Battaglione Addestramento Reclute della Scuola Militare di Paracadutismo a Pisa;
- 1973 – 1974 Ufficiale addetto alle Operazioni ed all’Addestramento del II Battaglione del 1° Reggimento Paracadutisti in Livorno;
- 1974 – 1975 Comandante della 4^ Compagnia del II Battaglione del 1° Reggimento Paracadutisti in Livorno;
- 1975 – 1980 Fondatore e Comandante della Compagnia Esplorante Paracadutisti , Unità autonoma posta alle dirette dipendenze del Comando Brigata Paracadutisti in Livorno, nelle Sedi di Pisa (1975 – 1977) e Siena (1977 – 1980);
- 1980 – 1981 frequenta il 105° Corso di Stato Maggiore presso la Scuola di Guerra in Civitavecchia;
- 1981 – 1983 Ufficiale addetto alla Sezione Piani dell’ufficio Operazioni dello Stato Maggiore dell’Esercito a Roma;
- 1983 – 1984 frequenta il 105° Corso Superiore di Stato Maggiore presso la Scuola di Guerra in Civitavecchia;
- 1984 – 1987 Ufficiale addetto alla Sezione Operazioni ed Allarmi dello Stato Maggiore della Difesa a Roma;
- 1987 – 1988 Comandante del 2° Battaglione della Brigata Paracadutisti in Livorno;
- 1988 – 1992 Capo Sezione Operazioni ed Allarmi dell’Ufficio Operazioni dello Stato Maggiore della Difesa a Roma;
- 1992 – 1994 Comandante del 186° Reggimento della Brigata Paracadutisti in Livorno con il quale ha partecipato alle Operazioni “Vespri Siciliani” a Palermo nell’ultimo trimestre del 1992 e “Ibis” in Somalia in due periodi per un totale di 9 mesi;
- 1994 – 1997 Capo Ufficio Piani Logistici e Trasporti dello Stato Maggiore della Difesa a Roma svolgendo contemporaneamente le funzioni di “G4” (responsabile della logistica) del Comando delle Forze d’intervento in Albania collocato alla Cecchignola (Roma) e partecipando alla ristrutturazione dell’Area tecnico Amministrativa del Ministero della Difesa;
- 1997 – 1999 Comandante della Brigata Paracadutisti “Folgore” a Livorno;
- 1999 – 2001 Capo di Stato Maggiore del Comando delle Forze di Proiezione (già 3° Corpo d’Armata) in Milano.
Durante la permanenza nella Forza Armata ha acquisito la Laurea in “Scienze Strategiche” alla stregua di tutti gli Ufficiali del Ruolo Normale e nelle Aviotruppe ha conseguito i brevetti della Specialità, compresi quelli di Paracadutista Militare della Germania, degli Stati Uniti d’America nelle versioni dell’Esercito e dei Marines e del Canada.
A settembre del 2001, per raggiunti limiti di età nel grado allora rivestito è transito in Ausiliaria e poi nella Riserva.
Non ha messo al mondo figli potendo dedicarsi così, a tempo pieno, al Servizio ed alla preparazione “alla vita ed alle armi”dei Bersaglieri prima e dei Paracadutisti dopo.
Con la moglie Rita, che dopo 10 anni di conoscenza e 41 di matrimonio ancora lo “sopporta” e con il cagnaccio quattordicenne razza “Beagle” chiamato Lasco, si è stabilito, in splendido isolamento, in località Orli di Casole d’Elsa, piccolo paese della Toscana a quota di lancio (420 mt. s.l.m.), in posizione quasi baricentrica tra Siena posta a 30 Km a SW ed alla stessa distanza Volterra a NE.
Dagli Orli di Casole d’Elsa, 16 novembre 2010
Se anche siamo soli
Se anche siamo soli
Alla nostra marcia
fate largo voi popoli
siamo stati consacrati all’agire viril;
se anche siamo soli le nostre schiere vanno
attraverso il nemico sanguinante ormai;
lo sguardo in avanti,
serrato abbiamo i denti
rimbomba la strada il nostro passo sonor! Del sol la luce
sarà dentro noi parà,
laggiù regna ancora la porala e l’onor;
la gioventù migliore
avanza là nel sole
e il mondo può lodare o maledire come vuol.
O sogno di bellezza
non devi invecchiare
i nuovi cavalieri nasceranno: son Parà!
Nell’ abisso a capo giù
Nell’ abisso a capo giù
Siam i paracadutisti
la colonna del valore
siam votati agli imprevisti
de la Patria per l’onor
Senza musica e fanfara
solo al rombo del motor
con le Parche siamo in gara
ma non trema in petto il cor. Le mete più agognate
Presto raggiungeremo
Com’aquile librate
Noi vi discenderem
e folgori saremo
contro i nemici allor
e ovunque innalzeremo
il sacro tricolor. Noi temprati alla fucina
Della vita militare
Nostra ferrea disciplina
Non potrà mai vacillar
De la Patria per la gloria
Stretti siamo nel dover
D’impalmare la Vittoria
o sul campo rimaner. Le mete più agognate
Presto raggiungeremo
Com’aquile librate
Noi vi discenderem
e folgori saremo
contro i nemici allor
e ovunque innalzeremo
il sacro tricolor.
I nostri volti esultano
Nell’ansia di obbedir
Le nostre labbra giurano
O vincere o morir.
Se non ci conoscete *
Se non ci conoscete
Se non ci conoscete guardateci dall’atto
Noi siam i paraca del battaglion d’assalto
Bombe a man e carezze col pugnal. Se non ci conoscte guardateci sul viso
Veniamo dall’inferno e andiamo in paradiso
Bombe a man e carezze col pugnal. Se non ci conoscte ve ne darem le prove
Noi siamo i paraca del Capitan……..
Bombe a man e carezze col pugnal. E se l’artiglieria fa il suo bombardamento
Il paraca và all’assalto veloce come il vento
Bombe a man e carezze col pugnal. Paraca e lupi neri giocavano a scopone
Han vinto i paraca con l’asso di bastone
Bombe a man e carezze col pugnal.
Abbiamo per trofeo un brutto basco nero
Gli abbiam riservato un posto al cimitero
Bombe a man e carezze col pugnale.
Il mercenario
Il mercenario
Sono morto nel Katanga,
venivo da Lucera,
avevo quarant’anni
e la camicia nera. Di me la gente dice
che sono un mercenario
soltanto per bottino
soltanto per denaro. Ma adesso che son steso
guardate nel mio sacco,
ci troverete un mitra
e un’oncia di tabacco. Invano cercherete
soldi nel tascapane,
li ho spesi proprio tutti
insieme alle puttane. Amavo una ragazza
di razza Congolese
ma l’ho perduta ai dadi
con Jimmi l’Irlandese. Se io fossi rimasto a casa
là nella mia Lucera
avrei la moglie grassa,
i figli e la pancera. Avrei la moglie grassa
le rate, la seicento,
mutua, televisione
panciotto, doppiomento. Invece sono andato
in giro per il mondo
adesso sto crepando
quaggiù nel basso Congo. Salvai monache e frati
dal rogo del ribelle
ma il Papa se ne frega
se brucia la mia pelleLa mia pelle brucia
in questo letamaio,
ma l’ONU se ne frega
perchè son mercenario.
I fuochi sono spenti
ormai scende la notte,
addio verdi colline,
addio dolci mignotte. Addio dolci bambine
coi fiori tra i capelli,
ragazze senza nome
lasciate nei bordelli. Coi nostri baschi rossi
ho fatto una bandiera,
portatela agli amici
che invecchiano a Lucera.
Viva la morte mia
viva la gioventù
viva la morte mia
viva la gioventù.
Cimitero di Folgori
Cimitero di Folgori
Nel giorno di El Alamein
giorno di morti per chi vive ancora,
s’udì sotto le zolle deserte
seminate
di silenzio e di croci,
un mare d’uomini. Corpi antichi lanciati,
squali di vento veloci
frenati da seta
o da morte. Si udì un mare
di rupi nemiche
di sole assetato
di ciottoli diacci
di notti severe
gli sguardi biechi della luna
le buche, l’attesa… Udimmo qui il mondo falò
bruciare bestemmie
e preghiere Udimmo il sospiro di vetro gelarsi
in occhi morenti
Paracadutisti.
Ossa d’aria-teschi di ferro
dimenticati protagonisti
del tempo.
Baschi rossi e fregi d’oro
Baschi rossi e fregi d’oro
Baschi rossi e fregi d’oro
sguardo limpido e sereno
siamo arditi paracadutisti
e dal cielo ci lanciamo. Con il mitra tra le mani
col pugnale in mezzo ai denti
sul nemico arditi ci lanciamo
non ci trema il cuor davvero! Quando il compito è più duro
mai esitiam,mai ci arrendiam
quando il cielo si fà più scuro
allora noi cantiamo…. Là sul nemico che ci accoglie
col suo fuoco distruttor
là sul nemico dove romba
la mitraglia ed il cannon. Il nostro fregio sarà
sarà quello che su tutti trionferà
e una voce ci dirà che siam
siam forti,coraggiosi,paracadutisti siam.